Lettera del Patriarca Moraglia per l’inizio della Quaresima

Mer, 26/02/2020

”Quest’anno il tempo quaresimale inizia in modo imprevisto e diverso da come lo potevamo immaginare solo pochi giorni fa…”: inizia così la Lettera che il Patriarca Francesco Moraglia ha voluto indirizzare in queste ore, rese davvero molto particolari per l’emergenza coronavirus, alla Diocesi di Venezia e che viene pubblicata sul sito diocesano e sul prossimo numero del settimanale Gente Veneta (testo integrale in allegato).

“Viviamo una settimana – scrive il Patriarca – in cui per l’emergenza sanitaria ci viene chiesto, come cittadini responsabili e partecipi del bene comune, di far nostre con condiviso senso civico le indicazioni che le autorità impongono a tutela della salute pubblica e soprattutto delle persone fragili. Alla fine, per il cittadino-cristiano, si tratta di un atto di responsabilità politica e di carità ecclesiale. Mentre preghiamo per coloro che sono chiamati a decidere per il bene pubblico, ribadiamo che prudenza e senso civico non hanno a che fare con paure dannose e allarmismi ingiustificati, anche se la situazione risulta seria e da non sottovalutare”.

Invita perciò a leggere e a vivere con gli occhi della fede tale situazione che, afferma, “ci risveglia bruscamente dall’illusione d’esser la generazione che, grazie alle sue conoscenze tecnico-scientifiche, aveva messo tutto sotto controllo. Non è così e oggi, lo vediamo in modo traumatico poiché la nostra vita di creature rimane fragile e vulnerabile. La fragilità, infatti, è propria dell’uomo/creatura e, quindi, non è qualcosa di superato che riguardava solo i secoli trascorsi. E pensare di fare a meno di Dio, Creatore e Padre, è vuota illusione. L’oggi che viviamo sia appello a far sì che la nostra vita di credenti esca da abitudini scontate, si esprima in scelte responsabili ed autentiche di fede e anche in gesti più coraggiosi”.

Nella breve Lettera – datata mercoledì 26 febbraio 2020, Mercoledì delle Ceneri – il Patriarca offre quindi alla Diocesi veneziana alcune precise indicazioni di carattere pastorale e spirituale: “Ci è stato chiesto di non riunirci in assemblee numericamente significative. E proprio per questo, come discepoli del Signore, siamo chiamati a riscoprire, con più forza ancora, il senso della Chiesa – popolo di Dio e Corpo di Cristo – superando i facili individualismi. Siamo chiamati a vivere la comunione ecclesiale in una specie di diaspora (dispersione), intensificando il rapporto personale col Signore attraverso momenti significativi di preghiera personale, come pure in famiglia e tra gli amici. Per il credente nulla è casuale e tutto è occasione di grazia… Al centro poniamo la Parola di Dio, meditata con fede e amore in modo semplice, considerandola come realmente è: Parola viva e attuale, detta per noi oggi. Riscopriamo il valore dell’adorazione eucaristica come presenza personale dinanzi al Santissimo Sacramento e del sacramento della Confessione, ancora poco praticato; è il momento in cui, nella fede, incontriamo la misericordia di Dio e siamo riconciliati fra noi”. E raccomanda anche “l’antica ma attuale pratica della Via Crucis, la recita del santo Rosario, i segni concreti e quotidiani di carità verso i poveri e i  sofferenti, le opere di misericordia spirituali e corporali”.

Fa, infine, cenno, al profondo dolore di “non poter celebrare pubblicamente la liturgia del Mercoledì delle Ceneri – inizio solenne e comunitario della Quaresima – e anche avere delle restrizioni per le liturgie della prima Domenica di Quaresima. Dobbiamo comunque vivere intensamente la nostra appartenenza e comunione ecclesiale, andando oltre la “visibilità” e “fisicità” dell’incontro. La Domenica è, da sempre, il giorno del Signore; esorto, quindi, a viverla in ogni caso con il massimo impegno. La dolorosa limitazione imposta all’assemblea eucaristica domenicale diventi un’occasione di crescita nella comunione col Signore e tra noi”. E si affida nuovamente alla Madonna della Salute affinché “vigili sui giorni che viviamo infondendo speranza e indicandoci la strada, Suo Figlio Gesù, il nostro Santissimo Redentore”.

Lettera del Patriarca